A colloquio dal sindaco

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Sarà il lettore a stabilire se questo breve scritto si può considerare una satira. Tratta dell’udienza concessa a un cittadino “qualunque” dal suo sindaco.
Chiedetegli un appuntamento: non ve lo potrà negare, ma non fatevi troppe illusioni.
Il primo cittadino premette subito che ha pochissimo tempo perché è super-impegnato.
Con la sua dialettica è convinto di spaziare con sicurezza in tutto lo scibile umano: non sa cosa sia l’umiltà.
Parla sempre di leggi, regolamenti, normative e circolari per scoraggiare il malcapitato cittadino che ha avuto l’ardire di “arrecargli disturbo”. Più che un burocrate sembra un passacarte.
Di ciò che accade nel territorio comunale, non sa mai nulla: fanno tutto i suoi sottoposti debitamente delegati.
Non si occupa dei problemi ordinari, quotidiani, per quelli ci sono gli altri.
Non può prendere nessuna decisione politica perché sarebbe tacciato dall’opposizione di parzialità e favoritismi! Per le decisioni tecnico-operative delega i suoi alti dirigenti.
Se non lo interrompete, parla sempre lui come a un comizio, dimenticando le vostre problematiche, motivo del colloquio. Uscirete dal suo ufficio senza aver profferito parola.
Non v’illudete se vi fa parlare per qualche secondo, potete dire qualsiasi cosa tanto i problemi dei suoi cittadini, in realtà, non lo toccano minimamente. Qualcuno bussa alla porta, contemporaneamente squilla il telefono, mentre ha appena risposto al cellulare.
Vi sentirete allora un postulante, un perditempo qualsiasi, mentre il sindaco diventa impaziente: più che indaffarato appare sbrigativo e scortese.
A ogni frase dice o lascia trapelare: “Non ci sono fondi”.
Non tiene in nessun conto chi l’ha votato, né di coloro che – alla sua elezione – avevano le sue stesse idee. Magari ha già in mente di cambiare schieramento, alleanza o partito, pur di rimanere incollato alla poltrona.
Siate preparati: nessuna idea o suggerimento di un cittadino qualunque può essere presa in considerazione o condivisa da chi ha la responsabilità di governare! Quindi non prendetevela se ogni vostra obiezione sarà inesorabilmente respinta: chi comanda ha sempre ragione.
Dice che è il suo ultimo mandato … ma poi si ripresenta o si ricicla sotto altra veste.
Vi domanderete: “Dov’è finita l’affabilità e la simpatia che aveva manifestato durante la campagna elettorale, con lo slogan “Sarò il sindaco di tutti”?
Siamo sudditi o cittadini?
Giugno 2011

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