Visite

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Sarà capitato a tutti, magari in occasione di una convalescenza, ricevere la visita di qualche parente. Nonostante la buona volontà a rispettare il bon ton e quindi non lasciarlo trapelare, può essere successo di cadere nelle sabbie mobili della noia più assoluta.
Per cercare di venir incontro ai gusti dell’ospite e compiacerlo, la conversazione inizia con il tempo e si mantiene sul generico. Noi Italiani però non siamo bravi come gli Inglesi su quest’argomento e ben presto il discorso scivola nell’ovvio e nel banale. Dopo un po’ l’ospite si troverà a parlare e il padrone di casa a fare dei cenni più o meno affermativi; solo la proprietaria di casa resiste ancora bene. L’ospite, come si fa con la respirazione bocca a bocca, con l’intento di rianimare il discorso, si sentirà in obbligo di richiamare dalla memoria (non del tutto funzionale) aneddoti di comuni antenati che si tramandano nella tradizione orale. Il pensiero del padrone di casa è ormai lontano.
L’ospite non demorde e cambia argomenti, gli studi dei figli, i programmi per il loro futuro (i rampolli se ne infischiano), matrimoni con i relativi estenuanti banchetti, interminabili beghe familiari, funerali, ecc. Non mancano minuziosi racconti sulla vita quotidiana di figli e nipoti in età prescolare; si sa che tra chi ha bambini piccoli e chi li ha grandi non ci sono troppi argomenti in comune né identità di vedute, per merito della maggiore esperienza. Non sbilanciatevi troppo: lo scopo è acquisire vostre notizie per comunicarle in esclusiva ad altri alla prossima “visita”.
La conversazione unilaterale diventa interminabile. Non potendo sgattaiolare via come i bambini, bisognerà fare grandi respiri e tollerare queste chiacchiere vuote ed inutili.
Non sono sorvolati malati con raccapriccianti dettagli sugli interventi chirurgici, dei quali faremmo volentieri a meno. Per fortuna la “sistemazione”, eufemismo usato per scaricare i figli, sta passando lentamente in disuso.
L’ospite chiacchiera e non si accorge di annoiare alla grande, un po’ meno la padrona di casa più portata ai rapporti umani con la parentela (specialmente se gli affini sono suoi).
Spesso capita che la conversazione sfiori notizie che non si vogliono immettere nel circuito dei parenti. Si compiono allora delle vere acrobazie oratorie per far sì che questa o quella notizia non sfugga, si sa benissimo che dopo pochi giorni ritornerebbe a noi taroccata.
Quando poi la conversazione giunge su un parente comune che si accinge a spedire la famigerata “partecipazione matrimoniale”, la questione sfugge dal controllo, perché l’argomento è talmente vasto e gradito alle donne che si rischia di fare le ore piccole.
Quando tutti gli espedienti del bon ton come: «Posso offrire ancora qualcosa?» non fanno più effetto, non rimane che estraniarsi con la mente e sperare che l’ospite si decida presto a varcare la soglia di casa.
Escludendo i parenti, se si vuole conversare piacevolmente sugli argomenti preferiti non rimane che trovare un amico o un conoscente disposto ad ascoltarci e a risponderci in modo sufficientemente pertinente. Facciamo qualche esempio. Nonostante il turismo sia diventato ormai di massa, tanto che conosco qualcuno che viaggia d’estate come fosse un obbligo per stare al passo con i tempi, sono rare le persone disposte ad ascoltare i resoconti di avventurosi viaggi in paesi lontani. Nel nostro mondo frenetico, cannibalizzato dai “reality show”, molto più arduo è trovare qualcuno disposto a vedere i filmati (troppo amatoriali) fatti in vacanza, che non interessano a nessuno. Ho visto una volta una video cassetta nella quale il cameraman in erba ha girato per mezz’ora sempre attorno alla stessa fontana spagnola. I filmati di comunioni, cresime e matrimoni, una volta visti e rivisti in famiglia, sono destinati a raccogliere la polvere del soggiorno!
Anche la tradizionale cartolina, ormai sostituita da grigi SMS ed email, non interessa più come un tempo.
Nei paesi e nelle piccole città i più si richiudono nel loro campanilismo; piuttosto che viaggiare per acquisire nuove conoscenze, preferiscono osservare tutto l’anno la solita piazza, la chiesa e la torre.
Se per qualche motivo, nella vita si è dovuto o voluto cambiare lavoro, casa, interessi e stile di vita anche i vecchi amici sono diventati noiosi come i parenti.
Mai come nell’incontrare ex compagni di scuola o vecchi amici ci si rende conto di non aver più nulla in comune con loro, esattamente ciò che accade nel divertentissimo film “I compagni di scuola”(1988) di Carlo Verdone. Su Internet un signore consiglia di non fare rimpatriate, perché anche a lui è accaduto qualcosa di simile, ma poi la situazione è addirittura degenerata!
Ritengo sia più interessante ascoltare i racconti di qualche nonno o bisnonno (se si ha la fortuna di averli) o anziano ben informato, che abbia viaggiato molto, abbia vissuto qualche avvenimento di rilievo o conflitto.
Cercare nuovi amici è necessario, ma nei piccoli paesi non è facile. Coloro che hanno gli stessi nostri hobby, gusti e idee spesso si trovano lontano; Internet con l’email e i social network ci può aiutare.

Eno Santecchia

Ottobre 2006

Nella foto Juke Box e locandina del film “Compagni di Scuola”

dal Museo del Cinema a Pennello di Montecosaro (MC).