Un Candido fotografo

Print Friendly, PDF & Email

In queste righe si parlerà esclusivamente di Candido Pelosi di Valsantangelo (Pieve Torina) quale fotografo non professionista e viaggiatore. Ha iniziato a fotografare da giovane mentre abitava nella campagna camerte, erano foto in bianco e nero, molto semplici, spontanee e suggestive. La prima vera macchina fotografica acquistata con i risparmi era una Kodak Retina III C a soffietto del 1938, all’epoca era un tesoro.

 

 

Man mano ha affinato la sua tecnica riuscendo a fermare istanti molto belli, come la foto della mamma al ritorno dalla vendemmia, ove traspare la dignità della donna di campagna che lavorava duramente. Quell’immagine ha avuto vari riconoscimenti, tra cui un primo premio nazionale a Contursi Terme (Salerno).

 

 

Negli anni Ottanta per un decennio ha partecipato a dei meeting fotografici a Numana, dove ha conosciuto maestri famosi come Franco Fontana, Angelo Cozzi, Fulvio  Roiter e Danilo Cedrone. Era una vacanza e insieme una scuola di fotografia, da cui ha attinto particolarmente il valore della luce e l’accostamento di persone al paesaggio e al ritratto.

 

Ha seguitato a coltivare la passione in una continua ricerca per dare alle foto un tocco personale, creativo, insolito, fermare un’emozione e trasmettere agli altri le sue percezioni. Poi ha partecipato a una serie di concorsi fotografici nelle Marche e altrove dove ha ottenuto significativi riconoscimenti: la sua vetrina contiene oltre cinquanta coppe, targhe e trofei.

Avendo accumulato parecchio materiale, Candido si è dedicato a mostre personali in Provincia di Macerata e dintorni. Congiuntamente, dal 1993, ha pubblicato quattro libri, spesso unendo alle immagini brani poetici valorizzati dalle foto, mentre le poesie danno senso alle immagini: un connubio emozionante ed elegante. Purtroppo i libri fotografici sono troppo costosi da stampare.Ha curato anche alcuni calendari con immagini di Valsantangelo e tenuto corsi di fotografia per ragazzi a Pieve Torina.

 Candido intende la fotografia come una ricerca artistica che esula dall’ovvio e dallo scontato, uno studio personale visto con occhio diverso in momenti della giornata, durante le varie stagioni, un taglio, una luce particolare che creano un’immagine esclusiva. Sperimenta prospettive diverse, spesso il controluce, la sfocatura, cercando di sfrondare tanti elementi giungendo all’essenziale. Come una foto a colori che sfumi fino a diventare monocolore, pur rimanendo ricca.

Ama i colori delle stagioni, un oggetto curioso, un ramo gelato nella notte che assomiglia a un uccello che spicca il volo, i giochi di luce tra i capelli e il viso delle donne, il folclore delle sagre e delle feste.

Occasioni e spunti li trova nei viaggi in luoghi incantevoli, come le Dolomiti, nei paesi esotici, in luoghi insoliti come l’Islanda, le Canarie, il deserto del Sahara nel Maghreb, giochi e colori d’acqua delle cascate, nelle coste e nelle isole.

Ha girato la Cina, la Russia e l’Europa Settentrionale fino a Capo Nord: viaggiare per scoprire ambienti nuovi, insoliti e dalle forti suggestioni. Nei suoi viaggi in auto prepara solo un programma di massima, poi fa molte soste nei luoghi nuovi e attraenti, alloggiando anche nei rifugi alpini.

La sua fotocamera a rullino preferita è la Contax 167MT (uscita nel 1987), con obiettivi Carl Zeiss. Ultimamente è passato con rammarico al digitale con una Canon 500D: non trova la pulizia e la brillantezza delle immagini da diapositive. Peraltro non vi sono più laboratori in grado di stampare con il procedimento Cibachrome: un ineguagliabile effetto metallizzato.

Ogni anno crea un “Fotodiario”, un album ove raccoglie gli scatti migliori, un compito molto gratificante che svolge d’inverno al caldo del caminetto. Pagine composte secondo gli argomenti, colori, armonia, raccoglitori con immagini artistiche da ammirare e conservare. Non mancano le didascalie e le necessarie parole esplicative; ha al suo attivo oltre cinquanta album.

Il suo è uno stile di vita limpido e intenso, alla ricerca di una bellezza che rasserena, allontana le ansie e dà senso all’esistenza. Candido è una persona autentica senza preconcetti, amico dell’arte e aperto agli altri. Pur abitando in un luogo assai isolato, non manca della compagnia di artisti e di ricercatori; con lui se s’istaura un’amicizia dura a lungo.

Gli album di Candido Pelosi, le sue brillanti stampe in Cibachrome a grande formato (30 x 40 cm) sono un patrimonio irrinunciabile per la nostra Provincia, che bisognerà assolutamente salvaguardare e valorizzare per farlo godere alle attuali e future generazioni. C’è da sperare che un giorno il Comune di Pieve Torina o qualche Fondazione vogliano raccogliere in un’esposizione permanente le immagini di questo eccellente fotografo.
Ottobre 2010

28092010775