Umberto Teodori nato a Caldarola ha lavorato in gallerie come minatore, diventando muratore, carpentiere e poi caposquadra. Come carpentiere ha armato le pile, i polvini e le travi di cemento per viadotti della nostra e di altre superstrade.
Dal 1968 al 1971lo troviamo sull’acquedotto del Peschiera a Toffia (RI). Un’esistente galleria alimentava la centrale idroelettrica di Salisano, loro scavarono un tunnel per incanalare l’acqua potabile e condurla fino a Monte Mario (Roma).
Una foto in bianco e nero lo mostra nel 1971 all’interno della galleria ferroviaria (cantiere C2) sulla direttissima Roma - Firenze con il consorzio SA.MO.GI.
Dal maggio 1975 fino al gennaio 1983 ritornò in provincia con l’Edil Strade di Forlì per costruire la nostra superstrada SS 77 della Val di Chienti. Umberto lavorò in due lotti, il primo comprendeva le gallerie di Caccamo fino a Belforte del Chienti, il cantiere aveva sede in loc. Molino nei pressi dell’allora fonderia Farabollini di Caldarola. Il secondo da Tolentino zona industriale fino a Civitanova Marche in due trance con cantiere a Montecosaro. Da Belforte fin sotto Tolentino operava la ditta Asfalti Sinter di Bologna.
Di nuovo in trasferta dal 1984 a tutto il 1990 per la costruzione del tratto di superstrada Rieti - Avezzano (SS 579) nella valle del Salto, una serie interminabile di ponti e gallerie, ricorda: “Il viadotto più alto era di 97 metri”.
Dal 1990 passò alla costruzione della galleria di Croce Casale sulla strada (SP 237) che da Comunanza conduce ad Ascoli Piceno per tre anni. La galleria è stata a lungo inagibile perché i lotti conclusivi furono riappaltati molto tempo dopo.
Nel 1995 fino alla pensione lo troviamo a Roma di nuovo all’alta velocità ferroviaria tratto Roma-Napoli con la PE.GA.SO cooperativa tra Ansaldo, Astaldi e C.C.C., il tunnel passava molto più in basso dell’autostrada del Sole.
Minatore perché?
“Avevo iniziato a lavorare a 18 anni con la Copergomma di Caldarola poi nel periodo 1964-1966 con la ditta Lanari all’ampliamento della centrale elettrica di Valcimarra e un tratto di condotta lago di Polverina -Valcimarra. Altre occupazioni non c’erano, ho preferito andare fuori per guadagnare un po’ meglio. Il lavoro di manovale era poco redditizio, in galleria, oltre alla qualifica migliore, si percepiva un’indennità del 48% in più”.
Rischi, pericoli?
“Al fronte di avanzamento operavano lo scavatore a martellone e la perforatrice ad aria compressa, il materiale di scavo, roccia, terra e marna lavica era portato fuori dalle gallerie con gli autocarri da cantiere. Tutti quei mezzi meccanici producevano fumo, gas di scarico che era respirato e un rumore molto forte. Le cuffie riducevano il rumore, ma non consentivano di udire i mezzi pesanti col pericolo di essere investiti. Inoltre quando si lavorava all’avanzamento (chiamato anche fronte) pezzi di materiali si staccavano dal soffitto e potevano cadere in testa”.
Altri disagi e infortuni?
“Spesso e volentieri scolava l’acqua delle falde intercettate, si lavorava con gli impermeabili, ma eravamo sempre bagnati, si calzavano gli stivali, ma i piedi non erano mai caldi. Mentre si costruiva il rivestimento con le casseforme, quando la galleria era forata da entrambi i lati, l’interno era freddissimo. Fortunatamente ho avuto pochi e lievi infortuni, ma come si dice tra i minatori: “Se sei fortunato che non ci hai lasciato la pelle, ci lasci la salute”. Il lato positivo: il lavoro a turni ci lasciava qualche ora libera. Vitto e alloggio erano compresi, comunque fuori Provincia ho pernottato sempre nelle baracche, il salario lo riportavo a casa per la famiglia”.
Durante gli scavi ti sei mai imbattuto in fossili e reperti archeologici?
“Trovai un pavimento a mosaico nel cantiere di San Cesareo (RM) recuperato dal personale della Soprintendenza e un antico tronco di quercia mineralizzato a Toffia”.
Umberto ha lavorato sempre con grosse ditte per opere pubbliche in cantieri con circa duecento operai, con posizione contributiva regolare e straordinario in busta. Tuttavia ha svolto un lavoro durissimo e usurante che non potrà mai essere equiparato ad altri mestieri, oggi pochissimi giovani del Maceratese sono disposti a intraprenderlo.
Nella foto galleria ferroviaria Roma - Firenze 1971
Gennaio 2011