Impressioni sul pittore Philippe Artias | « Indietro

Nel 2012 ricorre il decennale della scomparsa del pittore francese Philippe Artias.
Alcuni anni della sua vita li ha trascorsi a Caldarola insieme alla moglie Lydia Bouga. Vogliamo rendergli omaggio riportando alcune impressioni e ricordi dei cittadini caldarolesi, con approfondimenti minimi.
Alcuni caldarolesi lo ricordano ancora mentre d’inverno saliva in auto con difficoltà la ripida stradina che conduceva alla sua abitazione-studio, posta in contrada Colcù 5 (ora di proprietà Mancini Graziella). Nel 1981 il Comune di Caldarola gli concesse la cittadinanza onoraria.
Da giovane aveva studiato dai Gesuiti in Francia, partecipò attivamente alla Resistenza francese e per questi meriti doveva diventare ambasciatore. Era un alto esponente del Partito Comunista Francese, ma all’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe sovietiche protestò al congresso del partito e perse tutti gli amici di quel partito, così tornò a fare il pittore bohemienne.
Fu insignito della Legion d’Onore ma chiese di trasferirla a un altro maquis che a suo parere aveva più meriti. In seguito l’onorificenza gli fu concessa e lui si fece seppellire con lo stemma sul bavero della giacca.
Riceveva spesso visite di altri pittori quali Remo Brindisi, Renzo Vespignani, Ladislas Kijno e del prof. Vincenzo Bianchi, direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Macerata. Kijno è un pittore di origine polacca che vive in Francia. Fu suo amico ed espose spesso insieme negli anni 1960-1980 nelle mostre organizzate per “L’Ecole de Paris”, movimento molto noto che ha riunito tanti artisti di tutto il mondo. In Francia aveva conosciuto il prof. Giorgio Cegna che gestiva una casa editrice d’arte a Urbisaglia, in ultimo i rapporti con lui non erano buoni.
Artias viveva con la moglie conosciuta nel 1962, entrambi avevano partecipato alle barricate parigine del 1968. Artista spiritoso, garbato, riservato e generoso parlava poco l’italiano ma lo capiva. Era uomo dalla cultura vastissima e amava confrontarsi con persone dotte. Durante la conversazione spaziava su tutti i campi dello scibile umano: dalla filosofia presocratica alla fantascienza, fino alla medicina nucleare.
Dipingeva, leggeva molto, vedeva la TV, aveva un cane lupo con il quale passeggiava. Adorava le linee del panorama marchigiano e le luci del tramonto, prendeva appunti ammirando il paesaggio. Amava gli olivi e le querce che definiva: “Beaux comme des cathédrales”.
Donò al Comune la tela “Principe col fiore azzurro” (108 x 95 cm) ideata e dipinta per Caldarola nel 1981 che ha come sfondo una Caldarola simbolica e uno scorcio del castello Pallotta. L’opera si trova ora nel Museo della Resistenza; Philippe regalò anche diverse serigrafie a cittadini caldarolesi.
Il Maestro ogni due - tre anni cambiava tecnica e cliché, le sue opere più recenti sono meno comprensibili di quelle più datate. La sua pittura era gradita a tutti, le persone che osservavano le sue opere (anche non di cultura) affermavano: “Non lo capisco, ma mi piace”. Era stato amico di Picasso e conservava un ottimo rapporto con la Francia; aveva acquirenti anche all’estero, ma non vendeva molto.
Ecco alcune sue opere rimaste a Caldarola: Adriatico, Movimento, Nudi paesaggi, Omaggio a Mantegna, Strada (Club 889) e Venezia. 
Nella foto l'abitazione di Caldarola.
Gennaio 2012

Impressioni sul pittore Philippe Artias