Dalle Ande ai Sibillini | « Indietro

Nello scorso luglio è ritornato con il figlio a Vestignano (Caldarola) suo borgo natio, lo aveva lasciato 60 anni fa per emigrare in Argentina. Giuseppe Ceresani era nato il 30 giugno 1936 nella casa posta pochi metri più in basso della chiesa di San Martino e San Giorgio, il padre era mezzadro dell’allora parroco don Filippo.
La sua numerosa famiglia, originaria di Cessapalombo, soffrì molto per l’ultima guerra. Il fratello Primo (classe 1920) era stato per lunghi anni in guerra in Sardegna senza mai comunicare con la famiglia e in ultimo ritornò a casa in licenza di convalescenza con la malaria. Marino (1922), preso prigioniero dagli americani a Tunisi, dopo tanti anni senza dar mai notizie di sé ritornò indossando una divisa militare americana. Pierino (1924) aveva già svolto il servizio militare ad Avellino, quando fu richiamato anziché presentarsi, preferì rifugiarsi in una grotta ben nascosta sopra Vestignano insieme con altri 4-5 giovani.
Lo zio Pietro reduce della Grande Guerra era emigrato a Berazategui, dove aveva trovato lavoro in una vetreria come macchinista, guadagnava bene e lavorava solo sei ore al giorno. Fu lui a invitare il fratello Primo e via di seguito. Dopo la guerra tutta la famiglia attraversò l’Atlantico con la nave Corrientes della compagnia argentina Dodero.
Giuseppe arrivò a Berazategui il 13 aprile del 1951, aveva 14 anni e preso dalle novità, subito non si rese conto di aver cambiato nazione. Si mangiava un po’ meglio, la vita non era così semplice come a Vestignano.
Dopo una settimana trovò lavoro in una falegnameria come apprendista, qualcosa aveva già imparato da Edro Ricci di Caldarola. In seguito si mise in proprio con il fratello Primo, comprando le prime macchine. Si specializzò in mobili, arredamenti per negozi e per circa 15 anni eseguì lavori su misura per la Ducilo S.A. un’azienda statunitense che controllava la finitura dei manufatti con i suoi ispettori. Riuscì a comprare un edificio, con sotto l’esposizione di mobili e sopra l’abitazione che esiste tuttora.
Si sposò con Ines Elba Dagand, originaria della Savoia, donna che ha entusiasmato e introdotto i tre figli alle arti. Javier è insegnante di chitarra, Fernando è architetto, insegnante e pittore, Lucía è revisore di conti, insegnante di piano, cantante e direttrice del coro cittadino “Agrupasione coral platanos”. Lucía ha una band di autentico folklore argentino insieme al fratello Javier. Giuseppe le fa un po’ da manager e nei fine settimana li accompagna ai concerti in trasferta in tutta l’Argentina, anche in aereo fino all’estremo sud: zona del ghiacciaio Perito Moreno e Ushuaia.
Il Clarín, importante quotidiano argentino, edizione del 14 aprile del 2011 ha dedicato le pagine 10 e 11 alla cantante Lucía Ceresani che con i suoi ritmi fa conoscere la sua cittadina in Argentina.
Domando ai due italo-argentini notizie sulle crisi economiche della loro nazione. Giuseppe e Fernando ricordano bene l’inflazione grave della metà degli anni Settanta con il governo militare di Videla, la crisi economica del 1988 con il presidente Alfonsin e del 2001 con De La Rua, quando il costo della vita salì alle stelle. Entrambi sono d’accordo che oggi in Argentina si percepisce una delinquenza maggiore, però c’è democrazia.
Giuseppe è rimasto colpito dalla cortesia e dall’accoglienza calorose dei Maceratesi; giunto in pullman a Tolentino da Ravenna all’una di notte è stato accompagnato in albergo a Caldarola da una signora.
L’arch. Fernando Pedro Ceresani ha donato al museo della Resistenza di Caldarola il suo dipinto intitolato: “Il partigiano volontario della libertà”. 
Nella foto: Giuseppe e Fernando Ceresani con Delia Rocchi davanti al museo "La Casa Ragnata" a Vestignano.
Novembre 2011

Dalle Ande ai Sibillini